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Editoriali Sport Nazionale

Via Tavecchio, tra sciacalli e Gattopardi

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ROMA – E così, il grande capo del calcio italiano, Carlo Tavecchio, abbandonato da molti (ma non da tutti) i suoi fedelissimi, dopo la disfatta svedese è costretto a lasciare l’ambita poltrona di presidente della Figc. E però, ironia della sorte, si ritrova, fino all’11 dicembre, a guidare la commissariata Lega di Serie A. Che del resto “pesa” solo il 12% quando si tratta di scegliere la governance della Federazione.

E’ l’ennesimo paradosso di un sistema che, in nome di una presunta democrazia sportiva, spinge ai vertici persone inadeguate al professionismo, allontanando ancora di più il nostro Paese dal calcio moderno. Un sistema che consente di raggiungere poltrone immeritate sfruttando tatticamente la guerra tra i club e la stessa Nazionale.

Il mancato approdo dell’Italia al Mondiale di Russia, al di là della drammaticità sportiva (ed economica), è forse l’aspetto più “normale”. Perché la palla, si sa, è rotonda. Come la facciata del palo colto da Darmian. Meno normale, perché meno legata al caso, è la solitudine di un ct in mezzo a tante figure federali. Meno normale è l’ammutinamento dei calciatori chiamati ad indossare la maglia azzurra, al di là delle buone intenzioni che lo hanno determinato. Non è normale un campionato di Serie A a 20 squadre, di cui una, il Benevento, che colleziona 13 sconfitte consecutive su altrettante partite. E non è normale che le squadre italiane impegnate in Champions League si trovino a disputare le sfide più importanti intervallate da quelle che possono valere uno scudetto. Non è normale, poi, che si contino sulle dita di una mano le società che in Italia possono vantare uno stadio di proprietà, elemento fondamentale per garantire la competitività economica di un club.

Tutto questo non è normale, come non è normale che non se ne parli, se non ora, di fronte alla disfatta. Con un presidente dimissionato ancora commissario della massima serie ed intenzionato, dietro le quinte, a dire la sua sull’eventuale commissariamento della Figc o direttamente sulla scelta del suo successore. Sempre che non provi a risalire subito in sella.

E allora, chi è lo sciacallo del calcio italiano? Ma soprattutto, chi è il Gattopardo?