banner-bm
Sport Sport Nazionale

Tavecchio, Carlo: un dilettante dai Dilettanti

tavecchio

ROMA – Tavecchio Carlo, nato a Ponte Lambro (Como) il 13 luglio 1943. Diplomato in ragioneria, inizia a lavorare in banca e diventa dirigente della Bcc dell’Alta Brianza. Condannato a 4 mesi di reclusione per falsità in titoli di credito continuata, è il primo, piccolo, guaio con la giustizia. Ma non sarà questa l’unica volta che sarà chiamato, in veste di imputato, nelle aule di un tribunale. Esponente della Dc, viene eletto sindaco di Ponte Lambro, carica che ricopre per quattro mandati. Nel frattempo, viene condannato per evasione fiscale, mancato pagamento dell’Iva, omissione di versamento di ritenute assicurative e previdenziali. Altre condanne arrivano per abuso d’ufficio e omissione o falsità in denunce obbligatorie. Ma nel 2016 una delibera dell’Autorità Anticorruzione lo assolve dalle accuse per i fatti contestati avvenuti dal 1970 al 1988.

La sua carriera da dirigente sportivo comincia invece nel 1974, quando è tra i fondatori della Polisportiva di Ponte Lambro e successivamente presidente della Asd Pontelambrese, che porta fino al campionato di Prima categoria. Nel 1987 viene eletto consigliere del Comitato lombardo della Lega Nazionale Dilettanti e, nel 1992, nominato vice presidente della Lnd. Incarico che lascia nel 1996 per salire ai vertici del Comitato Regionale Lombardia. Nel 1999 diventa presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Una carica che gli apre le porte della politica romana, da “tecnico” però: fioccano infatti incarichi ministeriali come esperto di dinamiche fiscali delle società sportive dilettantistiche, impianti sportivi, calcio giovanile e campi in erba artificiale.

Nel 2007, lanciatissimo, arriva alla vice presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio, da vicario nel 2009. Dopo la disfatta dell’Italia ai Mondiali del Brasile e le dimissioni di Giancarlo Abete dalla presidenza della Figc, l’11 agosto 2014 Carlo Tavecchio raggiunge la vetta del calcio italiano, sostenuto da 16 club tra i 20 di Serie A. Tra le squadre che lo hanno fortemente e apertamente sostenuto, in nome del cambiamento e di un calcio “più genuino”, la Lazio, il Milan, l’Inter, il Napoli. A nulla serve la ferma opposizione di Roma e Juventus (che stilano anche un documento ufficiale) e, dietro le quinte, di Fiorentina e Torino. Ma prima ancora di giungere alla guida della Figc, Tavecchio mostra la sua “genuinità” con un commento sui giocatori di colore “che prima mangiavano le banane”: in Italia finisce tutto a tarallucci e vino, ma la Uefa (e poi la Fifa), lo sospendono per sei mesi. Ma non sarà questa l’unica sua “perla”: nel mirino del clan di Tavecchio, ad esempio, finiscono anche le donne calciatrici e le loro tendenze sessuali.

Eppure, il 6 marzo di quest’anno, “forte” del suo curriculum, viene riconfermato alla presidenza della Figc (anche se prevale con il solo 54% sull’altro candidato, Andrea Abodi), sostenuto da Lega A, Lega D, Aiac (allenatori) e Aia (arbitri). E’ mancato l’appoggio dei calciatori. Che dopo lo tsunami svedese, attraverso il proprio presidente, Damiano Tommasi, sono gli unici a chiedere, in modo deciso e compatto, l’azzeramento delle cariche federali.