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Cronaca Sport Nazionale

Anna Frank, quella macchia che si allarga…

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La visita alla Sinagoga di Roma, dai contorni un po’ grotteschi. Senza la presenza della Comunità ebraica, perché, come spiega il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, “la Comunità non è una lavatrice”. La maglia commemorativa da indossare al Dall’Ara nella sfida con il Bologna. La promessa di portare ogni anno duecento giovani in visita al campo di sterminio di Auschwitz.

Sembra volerle provare tutte, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, per ripulire la maglia della Lazio dalla lurida macchia prodotta da una frangia (nemmeno tanto esigua, a quanto pare) degli Irriducibili, domenica scorsa, nella partita all’Olimpico contro il Cagliari.

Una macchia che, secondo gli ideatori, avrebbe dovuto inzozzare la maglia degli odiati cugini della Roma, nel loro covo violato, la Curva Sud, le cui barriere sono state riempite, oltre che di vessilli biancazzurri, di foto che ritraggono la tedesca ebrea Anna Frank, giovane martire della follia nazista, con la maglia giallorossa.

Anna Frank, un’ebrea, tifosa della Roma. Doveva essere il massimo dell’insulto per chi ritiene che i “nemici”, i romanisti come gli ebrei, starebbero bene in un forno crematorio.

Loro, gli Irriducibili, domenica sera erano “migrati” in Curva Sud perché la Nord, il regno del tifo biancoceleste, era stata squalificata per le ripetute offese razziali rivolte nei confronti di due giocatori di colore del Sassuolo, Adjapong e Duncan.

Una decisione che la Lazio aveva contestato, presentando ricorso, reinterpretando i “buu”, parlando addirittura di un pregiudizio contro la società. Confermata la condanna, la società del presidente Lotito ha pensato bene di premiare gli abbonati (come se acquistare un abbonamento allo stadio sia di per sé una sorta di dispensa papale) concedendo loro di assistere alla partita con il Cagliari dall’odiata Curva Sud. Gratis, o meglio, al prezzo “simbolico” di un euro. Difficile immaginare che questo sarebbe bastato per tacitare chi aveva indicato come scimmie i due calciatori del Sassuolo.

Certo, gli Irriducibili sono andati oltre l’immaginabile, unendo all’insulto per una tifoseria avversaria quello per una religione, per un popolo, per milioni di vittime. Il tutto, attraverso l’immagine di una ragazzina morta a 16 anni in un campo di detenzione, dopo essere stata costretta a vivere con la sua famiglia reclusa in una soffitta. Perché questo è stata Anna Frank prima di diventare il simbolo della Shoah e degli oppressi: una ragazzina privata della sua libertà, della sua spensieratezza, del suo futuro. Privata di tutto, tranne che del coraggio e della fiducia, nonostante tutto, nell’uomo.

Ma la Lazio (questo discorso può valere per qualsiasi altro club professionistico) è nelle primissime posizioni del Campionato. Ha bisogno dei suoi tifosi per restare lassù. Ne aveva bisogno contro il Cagliari. Ne avrà bisogno nelle prossime partite interne. E allora, vale la pena investire un po’ di euro in fiori da portare alla Sinagoga ed in qualche viaggio ad Auschwitz. Tutto, pur di non essere costretti a giocare più di una partita a porte chiuse. Perché a questo obiettivo appaiono finalizzate, in realtà, le tante iniziative riparatorie.

Intanto, sui campi di calcio, prima del fischio di inizio, verranno letti alcuni brani del “Diario di Anna Frank”. Immaginiamo la commozione sul volto di tutti quei calciatori che, questa volta, hanno evidentemente dimenticato la password del proprio account Twitter.